
Nel caos della vita trovo una tormentata pace nella solitudine dei luoghi e dei paesaggi non frequentati. Le immagini che raccolgo sono testimoni di quella sospensione, con esse esprimo il desiderio di una silenziosa nostalgia di prossimità. P.M.
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Il Gran Tour di Patrizia Mussa tra teatri e spettacolari, scenografiche architetture è un lavoro di rigore e ripensamento. Dal personale inconsueto trattamento dell’immagine scaturisce l’innesco di un processo onirico, la ricerca di una radice, di un’anima, di altri significati. È un’istantanea retinica o corticale, impressa su un velo, a volte liso e bucato, steso su un cartoncino prezioso colorato a mano.
The Patrizia Mussa Grand Tour between theatres and spectacular, scenographic architecture is a work of rigour and rethinking. From an unusual personal treatment of the images comes the trigger of a dream process, the search for a root, a soul, other meanings. It is a retinal or cortical snapshot, imprinted on a veil, sometimes worn and threadbare, spread on a precious hand-colored cotton paper.

Qui c’era il mare. Nella Basilica Palladiana di Vicenza possiamo vedere la metamorfosi del carbonato di calcio, alghe, conchiglie, crostacei in Pietra bianca Vicentina; di materiali umili, della propria terra, in elementi nobili di una nuova lingua; di una precaria aula gotica in sorprendente esempio del rinascimento italiano.
Qui c’era il mare. In the Palladian Basilica of Vicenza, we can see the metamorphosis of calcium carbonate, algae, shells, and crustaceans into Pietra bianca Vicentina; of humble materials, of one's own land, into noble elements of a new language; of a precarious Gothic hall, into a Italian Renaissance's surprising example.